Componente fondamentale in qualsiasi sport a ogni livello è la preparazione atletico – fisica e il rugby non è da meno, abbiamo quindi incontrato Tommaso Villani da quest’anno preparatore atletico della prima squadra dell’Amatori Parma.

Tommaso, da sempre nel rugby tra città e provincia prima come giocatore e, da quest’anno, nel ruolo di preparatore atletico dell’Amatori Parma, raccontaci il tuo percorso sportivo.

“Il rugby è sempre stato un aspetto importante della mia vita che ho portato avanti negli anni di pari passo con lo studio e il lavoro, sono cresciuto rugbisticamente nel Noceto, dove ho iniziato nel ’92 per passare a Colorno prima di partire per la Francia dove ho studiato godendo del programma Erasmus. Tornato a Parma, ho giocato due mesi in Sud Africa nel SARI (South African Rugby Institute) di Stellenbosch, a Città del Capo, per la III squadra dei Maties con due amici (Gian Mario Mori e Marco Coletti), avendo come allenatore il padre di Skulk Burger, quindi un anno alla Rugby Parma con Neil Loader e uno ai Lyons di Piacenza con Deltrovi dove purtroppo dopo quattro partite ho subito un distacco della clavicola. L’anno successivo nuovamente a Noceto con Laneri per una sola stagione e ancora quattro anni alla Rugby Parma dove ho trovato un gruppo di amici incredibile cui sono ancora molto legato (Delendati, Lanfredi e Ippolito soprattutto), dove sono rimasto per quattro anni allenato da Tebaldi”.

E una promozione in serie A…

“Esatto nel 2009 un’esperienza più che positiva a Reggio Emilia con Mari culminata con la promozione in serie A ma purtroppo un brutto incidente in auto ad agosto 2010 ha messo fine al rugby giocato a seguito di due interventi chirurgici a caviglia e spalla”.

E dopo aver appeso le scarpette al chiodo?

“Avendo lavorato sei anni in palestra ed essendo tecnico della FIPE dal 2009, federazione italiana pesistica, ho apprezzato la richiesta dell’allenatore Viappiani (mio amico e compagno di squadra per tanti anni a Noceto) di lavorare con lui quest’anno, fresco di un’esperienza come aiuto preparatore atletico di quattro mesi a Manly, quartiere settentrionale di Sydney. Mi è molto servito anche l’aver conseguito il corso di preparatore atletico della FIR a settembre 2016 perché mi ha permesso di conoscere due “addetti ai lavori” che stimo molto, Silvano Garbin e Giovanni Biondi”.

Un primo bilancio di questi quattro mesi a Moletolo? Il rapporto con il resto dello staff?

“A Moletolo ho trovato un ambiente giovane e per questo fatto di entusiasmo ed energia, una società che vuole costruire il futuro di tanti giovani molti dei quali dotati di un mix di qualità adatte al gioco del rugby. Spesso manca l’attitudine a ripetere le buone cose che si è in grado di fare e ad accontentarsi dei traguardi raggiunti, talvolta occorrerebbe essere più affamati e più disciplinati”.

Ti riferisci ai troppi cartellini rimediati?

“Esatto, troppi gialli da inizio campionato come i due rimediati domenica scorsa la dicono lunga sull’ingenuità cui siamo abituati, detto questo sono molto fiducioso e ritengo che i ragazzi abbiano buoni margini di miglioramento. Penso che un buon lavoro sia stato fatto dallo staff in cui mi trovo a lavorare: buon dialogo, visione comune, capacità complementari e tanta passione sono gli ingredienti per fare bene che condivido con l’allenatore Viappiani, il team manager Davighi e Oliviero Fabiani”.

 

Gruppo giovane composto da studenti o lavoratori di conseguenza pochi allenamenti settimanali e un rischio infortuni alto, come gestisci il lavoro sul campo e in palestra nel poco tempo a disposizione?

“Il tempo per sviluppare tante competenze è poco considerando quello che anche tu dici, ossia che non si ha purtroppo sempre disponibilità da parte degli atleti all’allenamento poiché non siamo professionisti, detto questo io e l’allenatore cerchiamo di dare ai giocatori attività sempre nuove stimolandoli così il più possibile durante le sedute settimanali”.

Quindi che tipo di lavoro e quali priorità?

“Prima priorità ridurre il rischio infortuni lavorando su forza strutturale per stabilizzare il più possibile le articolazioni soggette a traumi: spalla, ginocchio e caviglia, secondariamente lavoriamo sulle varie componenti di forza soprattutto quella esplosiva  e sulla capacità aerobica e anaerobica. Non dimentichiamoci che il rugby chiede ai giocatori un ottimo controllo degli appoggi e più in generale del corpo in situazioni di disequilibrio come le cadute a terra e la lotta tipica del placcaggio. Dobbiamo anche lavorare un minimo sulle fasi di cambi di angolo, di accelerazione e decelerazione in corsa e sulla lotta”.

Tre vittorie in quattro gare, un buon momento di forma ma la prossima partita sarà il 19 febbraio, qualche giorno di riposo o subito in campo?

“Questa settimana lavoreremo solamente dal punto di vista fisico e atletico con due allenamenti obbligatori e un terzo allenamento sarà effettuato in palestra con un programma di ipertrofia per la parte alta che apporta benefici a livello metabolico e fa capillarizzazione, questo per  staccare la spina a livello di stress del sistema nervoso dovuto alle quattro partite sostenute ma di riattivarci per intensità e densità al lavoro fisico e atletico. La settimana successiva invece ridurremo la quantità di lavoro fisica e atletica ma l’entità del lavoro sarà simile, tuttavia introdurremo ancora il lavoro di organizzazione del gioco collettivo e di reparto, e ci prepareremo sul contatto e sull’organizzazione difensiva in vista del derby”.

 

 

 

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